«COLEI CHE E'»
Una
introduzione alla Teologia Femminista
v Teologia: mette in parole la nostra
riflessione su Dio. Non racconta direttamente l'esperienza di Dio, ma ragiona su di essa
per tradurla in discorso. Cerca di sondare la realtà "Dio" per renderla
comprensibile ed accessibile a tutti/e coloro che se ne interessano.
Secondo i teologi Tillich e
Niebuhr ogni riflessione su Dio deve partire da un'attenta analisi della
"condizione umana" elaborata con l'aiuto della sociologia, della psicologia,
della filosofia. Per parlare di Dio bisogna conoscere la persona umana. Bultmann
sostiene che nessuna interpretazione del testo è del tutto obiettiva: ognuno legge il
testo con il proprio bagaglio di esperienze e persino di pregiudizi, che funziona da
filtro. Per Dorothee Sölle e Moltmann lo
studio del testo biblico, come tutta la produzione teologica, non solo non sono obiettivi,
ma di fatto servono interessi ben precisi, quelli delle classi dominanti dell'emisfero
nord del Primo mondo.
v
Femminismo: prima
di diventare riflessione teorica è un movimento sociale volto a migliorare la
condizione delle donne in ogni sfera della vita. Esistono molte correnti all'interno del
Femminismo, due sono le più note: quello dell'uguaglianza (cerca di rimuovere ogni
ostacolo alla parità tra uomo e donna) e quello della differenza (ritiene quella
attuale una società maschile, che offre un modello parziale di umanità; pertanto occorre
promuovere un mondo diverso, che riconosca ed integri la differenza delle donne).
v
La Teologia Femminista
(T.F.) nasce dalla convinzione che teologia e femminismo siano compatibili, anzi
che l'una abbia bisogno dell'altro. "Studio teologia e sono anche donna"
scriveva Valerie Saiving Golstein, mettendo insieme lo studio della teologia e la
consapevolezza del proprio genere. Le
teologhe femministe riflettono su Dio a partire dalla consapevolezza del loro essere donne
in un mondo costruito al maschile. Pertanto la T.F. non si definisce in rapporto ai
cosiddetti "temi delle donne", ma vuole essere una nuova comprensione della
teologi; essa rappresenta un vero cambio di paradigma, ossia un modo completamente nuovo
di vedere, capire, dire Dio.
·
La T.F. nasce negli USA
con:
- "La Bibbia della donna" di
Elisabeth Cady Stanton del 1895
- "La mistica femminile" di Betty
Friedan del 1963
- Valerie Saiving Golstein che, all'inizio
degli anni '60, si interrogò su: come viene percepita l'elaborazione teologica da
parte delle donne? Dal momento che donne e uomini occupano luoghi diversi nella società,
non avranno punti di vista diversi tra loro? Non è forse che il modo di intendere il
peccato o l'amore riproduce un punto di vista maschile e che in ottica femminile avrebbero
tutt'altro significato? E non è vero che i temi trattati dalla teologia rispecchiano
un'esperienza maschile, mentre molti aspetti dell'esperienza femminile ne sono assenti?
·
Negli anni '70 incontra
la Teologia della Liberazione creando con essa un
confronto reciprocamente critico
·
Negli anni '80 le
teologhe della Teologia della Liberazione intraprendono un cammino autonomo rispetto ai
loro colleghi
·
Oggi è presente in tutti
i continenti: Elisabeth Schüssler Fiorenza (Usa), Ivone Gebara (Brasile), Chung Hyung
Kyung (Corea), Teresia Mbari Hinga (Africa), Elaine Wainwright (Australia)
.
·
La T.F. è presente nelle
principali religioni: ebraismo, buddismo, islamismo
·
Anche in Italia ci sono
numerose studiose: Cettina Militello, Marinella Perroni, Lilia Sebastiani, Adriana
Valerio, Elizabeth Green...
·
Non esiste un'unica T.F.,
ma una pluralità di teologie, le cui radici affondano nelle varie espressioni del
movimento delle donne, e delle diverse confessioni cristiane, con alcuni presupposti ed un
metodo comune.
v Androcentrismo nelle Scritture e
nell'elaborazione teologica
La T.F. mostra come quasi tutta la produzione
teologica, dalle Scritture ai nostri. giorni, rispecchia un punto di vista maschile,
"androcentrico". Essa quindi smaschera la teologia "tradizionale" e
rivela che sotto la presunzione di universalità c'è una parzialità sessuata; la
comunità teologica viene sollecitata a riconoscere la natura parziale del proprio lavoro
ed a riflettere sul modo in cui questo condiziona il suo pensiero. La T.F. denuncia come
il pensiero teologico sia stato forgiato all'interno di una società patriarcale, i cui
interessi vengono in tal modo rispecchiati e legittimati: la riflessione teologica parla
con voce maschile, non solo a proposito delle donne, ma su ogni aspetto della fede.
Pertanto si mette in discussione non la maschilità tout court, ma quella configurata in
termini patriarcali. Per alcune teologhe asiatiche ed africane come l'esperienza maschile
è stata universalizzata fino a diventare la norma dell'umano, così il cristianesimo è
stato assolutizzato come norma di ogni fede religiosa. La T.F. sottolinea come in un mondo
dominato dallo sguardo maschile le donne diventano invisibili e mutua dal femminismo il
metodo di lavoro basato sul "partire da sé", radicando ogni riflessione
teologica nell'esperienza delle donne (percezione che hanno di sé, della propria
esistenza, del proprio lavoro). Ciò significa includere temi assenti nella teologia
maschile (es. corpo, sessualità, presa di parola delle donne,
).
Partendo dalla convinzione profonda che il
cristianesimo sia un messaggio di liberazione per tutti e tutte, la T.F. cristiana è
impegnata in un'opera di liberazione di tale messaggio dagli involucri di potere maschile.
Essa va alla ricerca di tutto ciò che nel cristianesimo promuove la dignità delle donne,
ritorna alle fonti andando alla ricerca, nelle Scritture, nella storia, nella
spiritualità, di un pensiero diverso, attento all'esperienza delle donne, recuperando
ogni elemento che crea libertà per gli esseri umani in generale e per le donne in
particolare. Viene così messo in luce il protagonismo femminile nella vita cristiana
dalle Scritture ad oggi.
v Patriarcato
è il nome dato alle strutture sociali
sessiste. E' una forma di organizzazione sociale, economica e politica in cui il potere è
sempre nelle mani di uomini dominanti mentre tutti gli altri sono collocato più in basso,
a livelli di subordinazione. Questo modello piramidale ha così fortemente sedimentato
l'autorità degli uomini dominanti, da farla sembrare naturale.
La T.F. evidenzia come il pensiero teologico
è stato costruito all'interno di una società patriarcale legittimandone interessi e
privilegi. Il patriarcato religioso è una delle forme più forti di questa struttura,
perché si presenta divinamente stabilito: Dio Padre diventa garante di un ordine
socio-simbolico attraversato da rapporti di disuguaglianza egemonica, di
dominio/sottomissione, oppressore/oppresso, caratterizzati da paternalismo, imperialismo,
colonialismo ed elitismo.
Il linguaggio ed il contesto della Bibbia
sono patriarcali, ma essi ne costituiscono solo la forma, non il contenuto del messaggio:
Gesù non si limita a criticare questo ordine socio-simbolico, ma lo sovverte. Nel suo
messaggio ad essere i primi non sono più i padri, bensì gli ultimi nella
gerarchia domestica dell'epoca. Egli utilizza la figura del servo per opporsi a chi vuole
riprodurre rapporti patriarcali all'interno del movimento: modello alternativo di chiesa
è perciò la "comunità di uguali", dove c'è spazio per tutte le
differenze: di genere, di razza, cultura, classe sociale,
v Linguaggio
rispecchia la nostra visione delle cose, e
quindi il mondo patriarcale in cui è stato forgiato. Il modo in cui parliamo - il
discorso - è basato sull'esclusione delle donne. Il termine "uomo" che si
suppone essere neutrale, si rivela prettamente maschile. Ed è androcentrico non solo il
linguaggio biblico, ma anche quello ecclesiastico e liturgico.
Nei testi biblici il linguaggio è inclusivo:
comprende le donne , ma non le cita esplicitamente; le menziona solo quando la loro
condotta rappresenta un problema o per sottolineare il carattere eccezionale di alcune.
v "Ermeneutica del sospetto"
felice espressione
per definire la metodologia di approccio alle Scritture che la T.F. suggerisce.
Dal momento che ogni traduzione di un testo
è un'interpretazione, qualsiasi operazione che pretenda di essere storicamente fedele
alle caratteristiche del linguaggio delle sue fonti, dovrebbe intendere e tradurre il
linguaggio androcentrico come inclusivo delle donne, "fino a prova contraria".
Perciò i testi biblici che menzionano esplicitamente le donne (per qualche ragione di
eccezionalità) non sono da intendersi come esaustivi di tutta l'informazione disponibile
sulle donne (si veda ad es., nel cristianesimo primitivo, figure come Giunia e Febe,
oppure la diversa interpretazione che nelle scritture cristiane viene data dei termini
"profeta, diacono" a seconda che siano riferiti ad un uomo o ad una donna, come
citato in: E. Schüssler Fiorenza "In memoria di lei" Claudiana, pp.64-66).
Poiché i Vangeli furono scritti in un
periodo in cui altri autori delle Scritture cristiane stavano cercando di adattare il ruolo delle donne all'interno della comunità
cristiana a quello che esse avevano nella società e nella religione patriarcali, è tanto
più notevole che non ci sia stato tramandato un solo racconto o una sola affermazione
in cui Gesù chieda alle donne che si adattino all'ambiente culturale patriarcale e vi si
sottomettano.
v Ricostruzione storica delle origini
La T.F mentre va alla ricerca dei testi che
hanno contribuito alla discriminazione ed oppressione delle donne, evidenzia anche tutti i
passi biblici che contengono possibilità o "semi" di liberazione, che
testimoniano di un Dio a favore dell'umanità delle donne. Essa "scava" per rendere visibili le donne all'interno della
bibbia, per riscoprire le figure femminili nelle Scritture Ebraiche e Cristiane,
chiedendosi che ruolo avessero nel testo e nella storia (proviamo a pensare ad es. a
quanti personaggi femminili ricordiamo nei vangeli (ad es M. Maddalena, la donna
dell'unzione di Betania, Marta di Betania, la siro-fenicia e la samaritana), negli Atti (Tabita, Lidia, Damaris, Priscilla,
Berenice) o nelle lettere( in Romani Maria, Trifena, Perside, Trifosa, Febe, Giunia; in
Filippesi Evodia, Sintiche,
).
v Immaginario maschile di DIO
La teologa Elisabeth Johnson nel libro
"Colei che è" afferma che "la realtà di Dio è un mistero al di là di
ogni immaginazione. Il santo mistero di Dio è così trascendente, così immanente, che
non potremo mai comprendere completamente con la nostra mente questo mistero ed esaurire
la realtà divina in parole e concetti".
La T.F. non considera nefasta ogni immagine
sessuata di Dio, anzi riconosce l'impossibilità di parlare di un Dio personale senza
ricorrere ad immagini o figure umane. Ma afferma che l'immagine di Dio maschile (padre)
ha effettivamente escluso la femminilità dalla divinità.
Se l'essere umano, uomo e donna, è
stato creato ad immagine e somiglianza di Dio, la teologia tradizionale, maschile, ha
cercato di negare alle donne la dignità dell'immagine divina. La teologa femminista Mary Daly sostiene che "se Dio è
maschio, allora il maschio è Dio", il fatto quindi che si pensi a Dio in termini
prettamente maschili implica che solo la maschilità è in grado di dire Dio.
Se finora si è detto Dio al maschile, le
teologhe affermano che è giunto il momento di parlare di
Dio " se così si può dire" in termini femminili: poichè le
Scritture attestano che Dio ha fatto la donna a sua immagine e somiglianza, la
donna, tanto quanto l'uomo, è in grado di dire o rappresentare Dio a tutti gli
effetti.
Allora se Dio padre, re, sposo, pastore,
risponde ai bisogni ed alle aspirazioni degli uomini, quale rappresentazione di Dio
risponderebbe ai bisogni ed alle aspirazioni delle donne?
Attenzione però che NON SI TRATTA DI
AGGIUNGERE AD UN DIO MASCHILE ALCUNE CARATTERISTICHE FEMMINILI!
La T.F. ricerca le immagini femminili
di Dio rimaste sepolte o perdute. Essa sostiene che una lettura attenta dei testi biblici
mostra come in alcune epoche Israele pensava Dio in termini femminili, associando l'opera
divina alla nascita, alla cura di una madre verso figli e figlie. Ma il desiderio di
Israele di mantenersi diverso dai popoli vicini ha portato a scoraggiare e vietare l'uso
di un linguaggio femminile per Dio. Dio al femminile non è solo un Dio materno: nella
Bibbia troviamo la Sapienza, "figura che molti studiosi ritengono essere il
Dio d'Israele in forma femminile" essa è "attiva nella creazione
del mondo in cui infonde un ordine intelligente" scrive Elizabeth Green.
Maria invece è vista come il
corollario umano al simbolo divino di Padre. Alla T.F. non interessa tento divinizzare
Maria, ma piuttosto dire Dio al femminile. E ad esempio Grace Jantzen si propone di
dire Dio non come Colui che vince la morte, ma come Colei che "dà alla vita".
Da E. Green:"possiamo paragonare la
T.F. e la realtà che rappresenta al vino nuovo della parabola di Gesù. Il vino nuovo ha
avuto bisogno di otri nuovi. Spesso siamo così attaccati/e agli otri vecchi, familiari,
consumati, che non li vogliamo sostituire. Dire Dio in modo diverso talvolta ci spiazza,
ci fa sentire insicuri/e. Preferiamo le tradizioni consolidate del maschile, soprattutto
se, abbandonandole, abbiamo qualcosa da perdere (un posto, un potere, un prestigio). Ma in
questo modo, aggrappandoci agli otri vecchi, perdiamo sia il vino che il contenitore. Ci
troveremmo senza un modo di dire Dio a partire dalla nostra esperienza femminile, a
partire da una società in trasformazione, a partire dalla consapevolezza della differenza
sessuale. "Il vino nuovo", infatti, "fa scoppiare gli otri, il vino si
spande e gli otri vanno perduti". E' doloroso quando scoppiano le cose vecchie alle
quali siamo affezionati/e, eppure ci ricorda Gesù, "il vino nuovo va messo in otri
nuovi". Attraverso la T.F. le donne, vasaie di vecchia data, stanno fabbricando degli
otri nuovi. Solo in questo modo possiamo invitare donne e uomini a bere del vino nuovo i
cui effetti, nelle mani di Dio, sono imprevedibili".
Testo tratto da: Ausilia Galotti, http://www.cdbchieri.it/donne/teologia_femminista.htm